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Informazioni Turistiche Firenze

Il Quartiere Mediceo
Sulle tracce della "Masnada"
A pochi passi da San Lorenzo ecco il Palazzo Medici Riccardi, la dimora voluta da Cosimo il Vecchio. Queste mura furono teatro di infinite vicende, come pure la via Larga, ora via Cavour e prima ancora via degli Spadai per le botteghe di fabbricanti di armi. La strada era così spaziosa da permettere lo svolgimento dei giochi e dei tornei. Lo testimoniano dipinti e disegni dell'epoca. Ma questo palazzo, ora sede della Provincia e della Prefettura non fu certo la prima dimora della famiglia.
Bisogna ritornare indietro verso piazza della Repubblica per scoprire i primitivi ricordi. Purtroppo i luoghi non esistono più, in quanto furono spazzati via della furia devastatirce del 1878 quando fu deciso di rimodellare la zona del Mercato Vecchio per fare spazio ad edifici di dubbio valore architettonico.
Ed è proprio qui infatti che abitavano i Medici anticamente, nella zona del mercato vecchio e le loro case si affacciavano su quella stretta strada che era via de' Cardinali, detta poi Via de' Medici. Queste sono i luoghi dove viveva, cresceva e trafficava "la masnada", la famiglia che poi sarebbe divenuta la padrona di Firenze, all'angolo fra P.za della Repubblica e via degli Speziali.
Il palazzo Medici di via Cavour arrivò solo più tardi, quando Cosimo il Vecchio, raggiunta ricchezza e potere, commissionò al Brunelleschi la progettazione, che poi successivamente fu affidata al Michelozzo, con grande sdegno del primo. Era il 1444 quando iniziarono i lavori per la realizzazione del palazzo che accoglie inoltre la cappella privata affrescata da Benozzo Gozzoli.
Un Mausoleo di Famiglia
Sopra gli Angeli di San Lorenzo
Borgo San Lorenzo; il nome della strada indica che, un tempo, la zona si trovava fuori delle mura. Era appunto un borgo. E proprio all'esterno della città, su un'altura, fu costruita la primitiva basilica.
Allora il Mugnone scorreva lungo il percorso dell'attuale via de' Ginori. Nel 393 la basilica fu consacrata da Sant'Ambrogio. In seguito fu ricostruita e riconscacrata nel 1059. Finchè nel 1418 i Medici decisero di rinnovarla del tutto.
Il progetto di massima fu affidato al Brunelleschi, alla morte del quale la costruzione fu terminata da Antonio Manetti nel 1461. Poi il complesso fu arricchito di continuo dagli interventi degli artisti maggiori e ampliato con la Biblioteca e la Cappella dei Principi (Cappella dei Medici).
Il mercato nacque sul prato intorno alla basilica, grazie a un'indulgenza per chi andava nella chiesa. Alla vista dei pellegrini, spuntarono subito le bancarelle. In una bolla del 28 agosto 1514 Leone X definiva "antica" la tradizione della fiera e concedeva l'indulgenza plenaria ai visitatori nelle feste di San Lorenzo e di Cosma e Damiano. Indulgenza di cento anni, invece, a chi entrava nella basilica di mercoledi, giorno del mercato.
Il Quartiere di Dante
La Badia Fiorentina
I cartolai erano i copisti di codici e manoscritti; trascrivevano i libri per umanisti e signori. Le loro botteghe dettero il nome alla via fra il Canto dei Cartolai e il Canto al Bargello. Il più famoso "amanuense" fu Vespasiano da Bisticci, che nel Quattrocento trasformò la bottega in un cenacolo. Ma tutto finì con la diffuzione della stampa.
Fra il Canto al Bargello e il Canto de' Pazzi correva la via del Proconsolo. Così era chiamato il capo dell'Arte dei Giudici e Notai, che lì aveva sede. Infine, dal Canto de' Pazzi al Canto dei Bischeri c'era la via dei Balestrieri. Agli inzi dell'Ottocento le tre strade furono unificate sotto il nome del Proconsolo.
Sono poche centinaia di metri che segnarono la storia. Ecco la Badia Fiorentina, con il campanile che rimpiazzò quello abbattuto dopo la ribellione dei monaci contro le tasse. Ecco la Torre della Castagna, dove nel 1282 si riunirono i Priori delle Arti. Ed ecco l'ombra di Dante, che qui nacque e visse fino all'esilio.
La Firenze di Dante fanciullo era un alveare in piena operosità. La città si era straordinariamente ampliata oltre le mura; oltre quei borghi che ormai erano parte del nucleo più antico. Quattro ponti, il Ponte Vecchio, quello alla Carraia, uno detto alle Grazie e il Santa Trinita. avevano come saldato le due sponde dell'Arno e il fiume collaborava al benessere della città operosa. Le sue acque servono alla lavorazione dei panni di lana. I Fiorentini da buoni mercanti hanno investito denari sull'efficienza del fiume. Gli affari vanno bene; chi dimostra capacità e ardore s'arricchisce; gli altri meno dotati partecipano in maniera minore. Un terzo gruppo,quelli veramente poveri, rappresenta una esigua minoranza.
Il Tempio della Memoria
Santa Croce
Santa Croce ha settecento anni, ma li porta bene. La costruzione della basilica, su un edificio sacro preesistente, cominciò il 3 maggio del 1294. E nel 1320 la nuova chiesa era già funzionante. Poi, la peste e le discordie cittadine provocarono un forte rallentamento dei lavori.
Si dovette attendere il 1443 per la consacrazione solenne. Le opere di rifinitura continuarono fino al 1504, quando la borsa dei soldi rimase a secco. Interrotta nel Quattrocento una prima facciata di Simone il Pollaiolo, la facciata attuale di Nicola Matas arrivò solo nel 1863.
Teatro di prediche e di sacre rappresentazioni, la piazza divenne famosa soprattutto per le giostre cavalleresche. Nel 1469 la Giostra di Lorenzo il Magnifico fu cantata dal Pulci. Nel 1475 fu la volta della Giostra di Giuliano de' Medici, cantata dal Poliziano. Per l'occasione, i cavalli furono importati dalla Romagna e il Botticelli dipinse uno stendardo di "taffettà alexandrino". Inutile dire che nel 1469 vinse Lorenzo e nel '75 Giuliano. Non erano i più forti, erano solo i più potenti. Gli altri cavalieri lo sapevano. e perdevano regolarmente.
I Luoghi della Giustizia
Il Bargello
Accanto a Santa Croce corre via San Giuseppe, che prosegue con via de' Malcontenti fino ai viali. I Malcontenti erano i condannati a morte, che facevano quella strada per finire sul patibolo fuori dalle mura. In fondo alla via si apriva la Porta della Giustizia, a pochi metri dalla Torre della Zecchia Vecchia, tuttora in piazza Piave. Lì davanti, nell'area dell'attuale Caserma Baldisserra, sorgeva il palco dei supplizi. Nel 1531, però, il patibolo fu spostato fuori della Porta alla Croce, grosso modo all'angolo fra viale Gramsci e via Colletta (ironia della sorte: nella zona poi occupata dall'Ente nazionale prevenzione infortuni). Un'altra forca fu eretta nel lato sud-est della futura piazza Beccaria, non a caso intitolata all'autore del trattato "Dei delitti e delle pene".
La Compagnia de' Neri ottenne un nuovo Tempio in borgo la Croce. Nel Borgo è rimasto un tabernacolo del 1714, di fronte al quale sostavano i morituri. Lo rinnovò il 9 Agosto Luca di Bartolommeo Francalanci, impiccato e squartato per aver ucciso una ragazza. Luca aveva 70 anni. "Per tutta la strada volle mangiare e bere e burlare, e pareva che non toccasse a lui morire".
A Firenze il Bargello è sinonimo di esecuzioni capitali e torture. Alle finestre del plazzo penzolarono i corpi di molti impiccati. Parecchie decapitazioni furono eseguite sulla porta che dà su via della Vigna Vecchia, già chiamata via della Giustizia. Altre avennero nel cortile interno, dove il ceppo era piazzato in un angolo, dalla parte dell'ingresso alle prigioni sotterranee.
Una città nella città
Palazzo Vecchio
Attraverso scale e stanze sconosciute, camminamenti e botole, percorriamo una strada millenaria: dai sotterranei di Palazzo Vecchio alla cima della Torre di Arnolfo. Scendendo nelle fondamenta, si vedono i resti del teatro romano, i pozzi e le "burella", cioè i corridoi nei quali si svolgeva il via vai verso la scena.
Su questi resti nacque il labirinto di costruzioni dell'Alto Medioevo, con le vie, le torri, le chiese, i sepolcri. Poi, nel 1298, fu messa la prima pietra del Palazzo, senza toccare il "terreno maledetto", dov'erano un tempo le case degli Uberti e degli Infangati.
Dalla porta su via de' Leoni, che ricorda il serraglio, raggiungiamo Borgo de' Greci, legato alla memoria di un'antica famiglia: i Greci, appunto, che avrebbero preso il nome da altri "greci", cioè orientali, venditori di unguenti e profumi vicino al Tempio di Iside, nella romana Florentia.
Il Tempio sorgeva nella zona dell'attuale piazza San Firenze. Più in là c'era l'anfiteatro, per gladiatori e belve. Sul suo perimetro sorsero le case dei Peruzzi.
Ma ancora oggi, dall'alto, la sagoma circolare è chiarissima. Per questo via Torta, già via Torcicoda si chiama così.
Entriamo ora nella soffitta del salone dei Cinquecento fra le travi e gli spiriti, pensiamo al palco dipinto che è sotto di noi. Gli esperti dicono che pesa poco rispetto a quanto si potrebbe immaginare guardandolo dal basso. Le travature a cassettoni non sono massicce, ma concave e il peso delle cornici va da un massimo di cinquantasei chili per metro quadrato a un minimo di trentasette. Le tavole dipinte, poi, si aggirano intorno a una media di ventisette chili. Insomma, l'apoteosi di Firenze e del suo duca Cosimo è molto leggera, se si considera la complessità della struttra e la ricchezza dell'intaglio.
Una creazione dell'ingegno fatta apposta per stupire, come avvenne il 21 Dicembre 1565, quando l'opera del Vasari e dei suoi aiuti fu scoperta, nella sala parata a festa e trasfomrata appunto in un teatro.
Florentiae Civitas
Un giorno lontano sulla riva dell'Arno
Il nome. Già il suo nome pone delle difficoltà a spiegarlo. Firenze è una città difficile a narrarsi fin dal suo avvio. Pare però da scartarsi, come possibile indicazione su come sia nato questo "Firenze", il nome di quel Fiorinus, comandante di fanteria romana, che qualcuno ha azzardato proporre come una sorta di padrino del primo agglomerato della futura città. Di quell'accampamento, tutto in stile romano, che proprio Cesare aveva voluto sistemare, come tappa di sosta, ma anche come centro di difesa, sulla strada che porta al nord dalla parte del tirreno.
Rinunciamo, dunque, a Fiorinus, anche se a malincuore, perchè questo segno d'inizio ci anticiperebbe la denominazione della moneta (Fiorino) che fu dopo famosa nel mondo dei commerci e dei traffici: quel fiorino, vanto di Firenze, nel cui nome si sono combattute battaglie che hanno movimentato secoli di storia fiorentina.
Fidiamoci di più invece, che il nome di Firenze nasca dalla convinzione, che essa potesse veramente illustrarsi come "città dei fiori". O città che fiorisce. Qualcuno suggerisce che essa sia stata fondata in primavera, nel tempo dei Ludi Florales. Una stagione d'incanto, che promette agli uomini un periodo di dolce clima e più lunghe ore di luce, dopo la tristezza dell'inverno. Dunque crediamo ad una Firenze che ha trovato dapprima in Florentia il nome più a lei congeniale, per la sua stessa natura. Ed è così che il simbolo dell'iris, del giglio, del giaggiolo nasconde nei suoi viola spenti e nel mistero di quel suo stesso colore, così difficile a riprodursi sia pure nel mondo dei maestri del giardinaggio, un segreto della stessa storia fiorentina. E Firenze lo sceglie come suo distintivo.
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